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Giovannino Guareschi è un autore che ha fatto un uso straordinario della scrittura: non si è limitato a divertire, e spesso anche a commuovere, ma le sue parole risultano spesso un vero balsamo per l’anima. Questo libro è stato scritto da un appassionato cultore di Guareschi che è anche un medico. E’ dunque un viaggio nel Mondo Piccolo dello scrittore italiano più letto al mondo - ma snobbato dalla critica ufficiale- per trarre tutto il buono di Guareschi, utilizzandolo per curare lo spirito ma anche il corpo. Guareschi ha dedicato diversi racconti al curare, ai medici, alla malattia, alla morte, e anche a temi bioetici come l’eutanasia e l’eugenetica. L’autore, a cercando tra racconti anche dimenticati e tra le vecchie pagine del Candido, il settimanale diretto per lunghi anni da Giovannino, ha trovato un confronto e un conforto con le parole di Guareschi, e ne ha tratto la conclusione che sono davvero Parole che curano. In un tempo in cui assistiamo ad un cambio di paradigma della Medicina, scopriamo come prendersi cura del prossimo. Don Camillo usa la speranza come farmaco. Davanti alla malattia, anche gravissima, non è mai rinunciatario e rassegnato. Lotta con tutte le sue forze, pur sapendo che alla fine la volontà di Dio è sempre da accettare. Ma la volontà di Dio, non quella dell’uomo. Giovannino Guareschi rimane una straordinaria risorsa a disposizione di chi voglia aiutare il prossimo. Uno scrittore che continua ad essere un esempio di uomo libero, di saggezza, di sensibilità, di umanità. Le parole di Guareschi sono parole che curano, e l’augurio è che possano essere sempre più conosciute e utilizzate.
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I Morelli “Il senso del ripercorrere la storia della famiglia Morelli degli ultimi 120 anni non sta solo nel ricostruire il canovaccio di una saga familiare, peraltro interessante. Significa soprattutto considerare le vicende di un tessuto sociale ed economico di un piccolo territorio che, attraverso essa, ha visto il proprio nome varcare i confini della provincia, della regione, della nazione. Significa avere un esempio eclatante della valorizzazione dei saperi tramandati, delle tradizioni, delle buone pratiche, che si uniscono alle nuove aperture che oggi il mondo offre. Significa sfidare, da piccola azienda iniziale, le opportunità di un mondo globale, complesso e difficile, senza paure e sudditanze personali e di mestiere, ma con la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità. Significa possedere la capacità di rinnovarsi, di progredire, senza però perdere l’attaccamento al territorio, alla memoria familiare e collettiva, anzi nell’amore e nell’apprezzamento dei predecessori, che ha portato l’azienda Morelli ai traguardi oggi raggiunti. Tutto questo è un esempio di ciò che dovrebbe essere la laboriosità, l’ingegno e il talento dell’impresa italiana: questo è il vero Made in Italy!”
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Gli ultimi giorni di Puccini - Turandot il sogno incompiuto Turandot, la Principessa di Gelo, perseguita, letteralmente, “anima e corpo”, Giacomo Puccini a partire dal 1920 e fino alla morte nel 1924. È come se l’ombra di Turandot e quella della Morte si sovrapponessero turbando profondamente il compositore e impedendogli di completare l’opera, di darle un “lieto fine”. Nella prima parte del libro seguiamo il Maestro negli anni che dedica a questa sua ultima opera: Puccini sente, presagisce quest’ombra oscura proiettata da Turandot, ben prima che la malattia, il cancro alla gola, si manifesti. Le lettere scambiate con i suoi librettisti, Adami e Simoni, testimoniano la sua ricerca incessante, l’insoddisfazione, il dolore, la resa, la tristezza di questo periodo. Nella seconda parte del libro Rossella Martina racconta giorno per giorno gli ultimi due mesi della vita di Puccini, la scoperta della malattia, le visite dagli specialisti, la scelta di andare a Bruxelles a operarsi, ma anche la solitudine e la paura dell’uomo e la tragedia della morte inattesa e beffarda. Turandot non sarà terminata e Puccini morirà nel rimpianto, lontano da casa e, nemesi feroce, senza neppure una delle tante donne amate e che lo hanno amato, vicina, a tenergli la mano, mentre si appressa “la notte che non ha mattino”. Un percorso doloroso, commovente, a tratti straziante, che rende Giacomo Puccini più che mai una figura indimenticabile nel cuore di milioni di persone che amano le sue opere.
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Quell’Anomala Primavera Del ‘78 In un’Italia scossa dai tragici avvenimenti degli “anni di piombo” la famiglia del prof. Giuliano, docente appena giunto alla pensione, è scossa da profondi avvenimenti che mettono in crisi quelle certezze che per decenni hanno garantito un equilibrio all’apparenza stabile. Sono gli anni della contestazione e delle scelte radicali, ma anche gli anni della paura e dell’incertezza ed ognuno dei protagonisti si trova a fare i conti con questo cambiamento epocale che rischia di travolgerli. Intanto, proprio nella strada dove hanno la loro abitazione, si consuma la tragedia del rapimento dell’Onorevole Aldo Moro che Giuliano, inconsapevolmente, si trova a vivere in prima persona. Un romanzo “familiare” che è al contempo la cronaca di un momento storico particolarmente importante per il nostro Paese e che riflette tutte le contraddizioni che quelle generazioni, quelle più anziane quanto quelle più giovani, hanno vissuto sulla loro pelle.
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«Chiude gli occhi e avverte ancora il suono dei piedi scalzi della madre che affondano nel fango fino alle caviglie, una corsa disperata, avvinghiata al suo collo per non cadere.
La rivede lì, una manciata di metri più avanti, il pigiamino lacero graffiato dai rovi e dai rami spogli degli alberi, che come fantasmi sovrastano ogni speranza di affrontare la belva, una volta per tutte.
Nel silenzio assordante di una notte in cui neppure le stelle si vedono, si sente il respiro di qualcuno che, con un solo gesto, spezza per sempre i sogni gioiosi di una vita appena sbocciata.»In una società dove la violenza contro le donne continua a essere nascosta dietro il silenzio e l’indifferenza, un nuovo caso sconvolge l’equilibrio di una comunità. Ad occuparsene, ancora una volta, la detective Marvel e il dj Zarin. Le indagini che ne seguono portano alla luce non solo la brutalità di un singolo gesto, ma un intreccio di paura, vergogna e complicità che da troppo tempo permea la vita quotidiana.
Nel corso della storia emergono le voci spezzate, ma non mute, di chi ha subìto, di chi ha taciuto, di chi ha scelto di reagire. Ogni pagina scava più a fondo nelle ombre della violenza di genere, mostrando come essa non sia soltanto un atto individuale, ma il riflesso di un sistema che ancora oggi permette il dominio, la colpa e il silenzio.
Il thriller si trasforma così in un viaggio di verità e consapevolezza, dove la ricerca della giustizia diventa anche una battaglia per la dignità e la memoria di tutte le donne che non possono più raccontare la propria storia.
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Raccontare Un Mondo - Giovannino Guareschi e la Bassa Padana Questo secondo volume della collana G.G. dedicata all’opera Giovannino Guareschi è una tesi di laurea in Letteratura italiana dell’Università degli studi Cagliari. Autore Roberto Cherchi, relatore professor Giuseppe Marci. Con Alberto Guareschi, figlio di Giovannino, abbiamo deciso di pubblicare annualmente una tesi di laurea che, tra le tantissime che pervengono a Roncole, mostri originalità nei contenuti e coraggio nella proposta. Abbiamo scelto questa perché è un lavoro fresco, attuale, profondo e ben scritto. Una di quelle tesi pensate e costruite con amore e competenza che, fin dalla prima lettura, danno subito l’idea di essere veri e propri libri. Si tratta di un lavoro molto esteso e approfondito che mostra, tra l’altro, l’importanza che l’autore attribuisce all’infanzia di Giovannino nel processo di creazione di Mondo piccolo. Cherchi mostra in maniera limpida che i primi anni di vita dello scrittore abbiano contribuito a fare della Bassa un vero e proprio tema letterario come, prima e dopo Mondo piccolo, non ha fatto nessun altro. Argomenta con ottima padronanza il raffronto con altri autori legati a quella fetta di terra e al Grande Fiume e riesce così a mostrare l’indiscutibile, anche se ancora colpevolmente discussa, qualità della narrativa guareschiana inserendola in una vera e propria corrente letteraria. Ma, al contempo, ne evidenzia tutte le inarrivabili peculiarità. Lo fa analizzando il linguaggio, l’uso e i rapporti con il dialetto, la memoria dei luoghi e dei tipi umani. Cosicché il lavoro diventa una sorta di grande mappa letteraria, ma prima ancora umana, di Mondo piccolo. Alessandro Gnocchi
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Una serie di “incidenti” mortali che coinvolgono familiari, conoscenti e persone apparentemente estranee, lega in un tenebroso fil rouge il protagonista, Giovanni Spada, ad uno strano oggetto ricevuto da un amico che lo ha rinvenuto casualmente presso il lago d’Averno, nel comune di Pozzuoli, nella zona dei Campi Flegrei. L’ombra di Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, aleggia sinistra nella storia che vede sfidarsi le forze del Bene contro quelle del Male come era accaduto ai tempi della caduta di Lucifero. Una vicenda appassionante che è al contempo una dolcissima saga familiare, un intrigante giallo ed un viaggio nell’occulto dove i sentimenti più profondi come l’amore, l’amicizia, l’odio e la vendetta si incrociano e si confrontano mostrando, da un lato la fragilità dell’uomo e dell’altra la forza che la Fede, la Speranza e l’Amore possono dare per non lasciare che resti sconfitto dalla rassegnazione e delle tentazioni.
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Puccini e Livorno. La lunga storia di una passione teatrale che si sviluppa dal 27 giugno 1886 ai nostri giorni, fra dati storici, produzioni entusiasmanti, magnifici cantanti e ricordi personali. Un connubio irripetibile fra arte e storia, musica e pittura, la belle époque e i nostri giorni. Forte aneddotica a riguardo di impresari inadempienti, fatti di spettacolo e grandi amori. Per la prima volta, inoltre, una pubblicazione estende lo sguardo su centri come Rosignano e Piombino. Ogni spettacolo è commentato da recensioni d'epoca. “Possiamo quindi vedere la cronaca di Venturi come la proiezione sul piano livornese di eventi che hanno dimensioni nazionali e sovranazionali. Davvero non si può indovinare come mai Puccini non abbia voluto presenziare alla Manon Lescaut del 1922 agli Avvalorati, alla quale era stato abbondantemente invitato, e alla quale sarebbe potuto arrivare con pochi chilometri di una delle sue sempre più veloci automobili. Ma il Puccini post-bellico aveva alquanto cambiato carattere, era diventato insofferente, contestava i rendiconti della Ricordi, e sotto un certo punto di vista l’Italia sembrava stargli stretta. La moglie Elvira scrisse al Paladini che se Mascagni avesse avuto la nomina a senatore prima di lui avrebbero rinunciato alla cittadinanza italiana, e in un momento di rottura con Toscanini fu persino pubblicato un trafiletto sulla stampa che la prima di Turandot si sarebbe tenuta a New York. Due minacce anche difficili da credere. In queste condizioni la causa dello sgarbo ai livornesi veramente potrebbe essere anche la più futile...” Dall’introduzione di Luca Giovanni Logi
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La Caverna del Tesoro-Mosè e il monte di Dio. Questo libro non è un romanzo, è il resoconto di una ricerca durata trent'anni per scoprire il luogo e la storia di una cripta segreta che innumerevoli fonti letterarie e leggendarie collocano sulla cima del monte Horeb, quello dove Mosè ricevette le tavole della legge. La ricerca è stata portata avanti con ostinazione e conclusa con successo da due persone qualunque, i fratelli Claudio e Flavio Barbiero, nell'ambito di numerose spedizioni archeologiche organizzate e guidate dal Prof. Emmanuel Anati ad Har Karkom, montagna sacra nel deserto del Negev da lui identificata con il biblico monte Sinai.
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Note di Passaggio - Osservazioni incidentali su alcune musiche del XX secolo
Scritto da un compositore su altri compositori, è un testo che si apre fin da subito a un dialogo espressivo con il lettore. Ciò che lo contraddistingue è un afflato comunicativo, un tendere verso l’ascolto, un invitare al suono. La messa in evidenza dell’aspetto percettivo, senza rinunciare alla sapienza tecnica e al rigore formale, è ciò che guida l’Autore in queste riflessioni che da una parte hanno il carattere dello studio e dall’altra il richiamare costantemente al risultato sonoro. Non un’algida analisi fine a sé stessa, al massimo utile al ristretto cerchio degli addetti ai lavori, ma un’indagine sulla materia sonora e sulla sua capacità di coinvolgimento espressivo. Quello di Simoni è uno sguardo di sbieco, una prospettiva deviante rispetto a quella, a tutto fuoco, dell’analisi accademica, descrittiva e autoreferenziale. Questo libro è stato scritto con l’occhio del compositore attento al suono, con la curiosità di indagare il processo poietico di alcuni linguaggi. L’utilizzo di alcune immagini extra-musicali può aiutare in una rilettura di alcuni brani di autori famosi da un angolo diverso da quello strettamente tecnico. (Dalla prefazione di Renzo Cresti) -
“Ora che tutto sembra volgere con una certa equità alla sua fine, sediamoci qualche istante a parlare come due vecchi amici che stanno per separarsi. Come è consuetudine nei momenti in cui la fiaba si congiunge alla realtà in un viluppo di sovrapposizioni che alla lunga non si sa più se appartengano all’una o all’altra, la disposizione naturale delle cose è quella giusta. La fiamma del camino arde e con imprevedibili guizzi accende e spegne bagliori sui nostri volti. L’ora, che il pendolo scandisce con simmetrica oscillazione di qua di là, si appresta a essere significata con il massimo dei rintocchi che le sono assegnabili. L’animo è predisposto come un vestito con risvolto sfoderato alla funzione del rammendo. E, come atteso, il gatto, che con l’innata agilità ne segue tutti i movimenti, si desterà al momento opportuno fingendo noncuranza (è questo il culmine della sua apparente indolenza) e cercherà un altro posto dove proseguire l’ascolto…” Un romanzo che imprigiona la mente portandola in luoghi reali che sembrano fantastici e in fantastiche avventure che sembrano reali. La storia, ricca di eventi e di colpi di scena, talvolta sembra solo un pretesto per consentire all’Autore di perdersi in considerazioni profonde affrontate con ironia e leggerezza e indurre il lettore a seguirlo in cerca di un confronto o un dialogo nel quale, più che cercare conferme, apre le porte agli sconfinati mondi della mente e dello spirito per invitare a superare ogni pregiudiziale inibizione e trovare, finalmente, quella libertà del pensiero che è fonte di saggezza e felicità.
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Edoardo Pellegrino, alle soglie dei quarant’anni, vive serenamente la sua superficialità galleggiando nel Comprensorio del Cuoio, insieme di piccoli comuni della provincia pisana noti per gli “odori”, che siano di pelle conciata o di tartufo bianco. È un single convinto, ama la sua moto, il buon vino e, a modo suo, le donne. Tutti i comportamenti di Edoardo sono finalizzati a un unico obiettivo: limitare al minimo ogni forma di responsabilità. Architetto come formazione, si rifugia a lavorare nella rivista culturale cittadina “Cuore” dove sfrutta il suo sarcasmo innato e la sua buona mano facendo il vignettista e curando il sito web. Il fondatore della rivista, l’enigmatico Diego, e il capo redattore, il passionario Fulvio, sono suoi amici d’infanzia. Nulla sembra turbare la vita tranquilla che Edoardo si è scelto. Il destino vuole, però che, a causa di un malore, Fulvio non possa recarsi in Chiapas per un servizio sugli zapatisti e Diego, promettendo una mini vacanza a Playa del Carmen, convince Edoardo a partire. Inizia l’avventura che porterà Edoardo, contro la sua volontà, ad affrontare situazioni per lui impensabili. Riuscirà questa storia a cambiare Edoardo o rimarrà il solito “surfista” della vita? La domanda rimane aperta e il finale, naturalmente, è a sorpresa.
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Emanuele Rinaldi. Vita di un commissario di polizia fedele e anomalo servitore del Paese. Da un letto di ospedale dove il commissario di polizia Emanuele Rinaldi è ricoverato dopo un conflitto a fuoco con dei rapinatori, si dipana il racconto della sua vita dedicato al figlio che lo veglia al capezzale. In realtà quel raccontarsi è una sorta di viaggio nella propria storia e in quella dell’Italia degli anno ‘90, nei valori nei quali ha profondamente creduto, lui “fedele e anomalo servitore del Paese”, e un confronto, lucido e spietato, con una realtà che spesso si è mostrata lontana da ciò che sperava. Al contempo, è un omaggio a quei sentimenti profondi che lo hanno accompagnato anche nei momenti più difficili: l’amicizia, l’amore, la gratitudine, il rispetto, il perdono, dati con generosità e ricevuti con identica spontaneità da coloro che, avendolo compreso, gli sono restati accanto nella vita privata come nel lavoro. Sono pagine intense quelle che l’autore ci propone, pur tuttavia attraversate da un’ironia sottile e da un’infinita voglia di regalare al lettore motivi di speranza nella convinzione per nulla romantica che la vita è bella e merita di essere vissuta appieno.
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C'era una volta la TV 1954-1975 l'aurora della TV. Lo scorso 3 gennaio 2024 si è celebrato l'anniversario dei 70 anni dell'inaugurazione ufficiale delle trasmissioni televisive in Italia, un'occasione per considerare quanta strada ha fatto la "scatola" a partire dalle undici del mattino di quella domenica invernale in cui 15.000 televisori, soprattutto nel Nord, si accesero. (...) Questo libro nasce ovviamente con un altro intento: selezionare e ricordare le trasmissioni considerate, a mio avviso, significative di un periodo che va dalla nascita della tv fino alla riforma della Rai del 1975. Insomma, la fase aurorale del mezzo televisivo. Tramite le notizie, le descrizioni, i dati, le analisi, perfino le valutazioni soggettive, si cercherà di identificare e raccontare le trasmissioni e i personaggi capostipiti che rappresentano la storia televisiva italiana e hanno lasciato negli anni seguenti un'eredità viva. Il periodo 1954-1975 lo si può paragonare a un grande e operoso laboratorio dove si sono sperimentati stili, linguaggi, metodi, formule, caratteristiche senza le quali la tv attuale non sarebbe stata possibile. Ho cercato di riassestare un po' le cose, soprattutto di attribuire a persone finite nell'oblio il giusto tributo, magari con una vena di polemica nei confronti delle politiche aziendali della Rai. Tra queste persone ci sono i pionieri di trasmissioni la cui paternità oggi viene attribuita a chi è giunto molto dopo e si è preso un merito che andrebbe perlomeno condiviso. L'autore Intellettuale eclettico e curioso Marco Vignolo Gargini, laureato in filosofia, attore di prosa, regista, saggista (Oscar Wilde il critico artista, 2007; Nietzsche e gravità, 1985; Il mito e la favola (1989), Le poète de sept ans, all'intero del volume II di Cahiers de litterature française, 2005), traduttore dall'inglese e dal francese di opere di Shakespeare, Wilde, Poe, Rimbaud, Baudelaire, ecc è anche autore di romanzi e raccolte di racconti: Bela Lugosi è morto! (1998), Spunti di vita (1998), Una memorabile amnesia (2000), Il sorriso di Atlantide (2002), Il grande Alessandro (2003), Corpo (2007). Consulente per case editrici, ha messo a disposizione le proprie esperienze culturali anche nella formazione dei giovani nei centri di accoglienza.
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La maschera di Belial. Il terzo racconto che ha come protagonista la Detective Marvel e La Maschera di Belial, un thriller carico di adrenalina dove passato e presente convergono e nel quale tutti i protagonisti hanno un segreto da custodire. Saremo trasportati in una dimensione fuori dal tempo e dallo spazio e scopriremo quanto è facile trovarsi a pochi passi dall'abisso della follia. Nel regno del mistero, permeato da un'antica leggenda sui lupi della montagna. Biografia Autore Enrico Zàrin, dj e speaker di Radio104, è nato a Savona e ha già al suo attivo il romanzo Radiomania (2018), Depredator (2019) e La notte del predatore (2021). Per lui la musica è emozione e il ritmo dei suoi racconti si fondono con quelli della dance-music . La sua pagina Fb con contenuti speciali riservati all'attività di scrittore è Zarin Dj & Writer ma anche sul suo profilo è possibile interagire e trovare una vasta documentazione fotografica inerente la sua vita professionale e le pubblicazioni.
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Andavamo con Dio e tornavamo al tramonto "So bene quando un libro è finito. Un po' di mestiere e un briciolo di intimità con la scrittura mi fanno comprendere quando si è giunti sul confine che qualsiasi scritto porta dentro la propria anima fin dal principio. Queste scorribande nel Mondo piccolo di Guareschi si concludono dunque là dove si parla della clausura d'amore e ogni altra parola sarebbe stata un passo oltre il limite entro cui invece trova vita e significato. Guareschi con il suo bravo filo d'erba in bocca, guardava le storie salire dall'acqua danzando al comando del maestro Verdi. E, intanto, tendeva l'orecchio alla musica familiare del Peppino di quelle parti, che somiglia tanto da vicino alla sua scrittura. Larga e immensa come il Grande Fiume, quando si gonfia e trabocca oltre gli argini per portare distruzione e morte a concimare la vita." Alessandro Gnocchi
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Dilegua o notte: “Può qualcosa sopravvivere alla morte della bellezza?” Da questo interrogativo che esprime a fondo il turbamento di Giacomo Puccini nel non saper come concludere la sua ultima opera, prende anima un racconto a due piani, romanzo e non biografia, e per questo storia assolutamente vera. Da un lato l’avventura di uno scrittore inviato a Bruxelles dalla casa editrice per scrivere la biografia di una celebre cantante e coinvolto in incontri e avvenimenti sorprendenti, dall’altro il dialogo tra il maestro Puccini e un amico, dialogo intimo e profondo che svela l’anima di entrambi. L’Immortale si fa carne, agisce nel reale, le storie s’intrecciano e intersecano, i personaggi si scoprono sempre diversi dal previsto sorprendendo il lettore in un gioco di svelamenti progressivi. La narrazione dà spazio a eventi incalzanti e spiazzanti come pure alle riflessioni del Maestro lucchese e scorre su questi due piani alla ricerca di una bellezza che nasce proprio dalla certezza che il tempo può essere vinto se la realtà si fa porta e passaggio all’immortalità. Un romanzo pieno di musica e di bellezza, avvincente e profondo nello stesso tempo; un percorso dall’insoddisfazione alla felicità, nella speranza che anche il lettore si senta coinvolto in una metamorfosi radicale, vivendo ogni giorno nella pienezza di una vita ricca di significato.
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“Ecco finalmente un sasso, un sasso ben levigato e strutturato, che viene fatto cadere nelle acque stagnanti e impigrite della storiografia mascagnana. (…) Mancano oggi all’appello molte tessere del mosaico mascagnano: la già lamentata assenza di un’edizione critica completa delle opere trascina con sé l’esecuzione e l’incisione discografica di molti titoli e lavori oggi rarissimi o conosciuti solo tramite interpretazioni imperfette. (…) È mancata in genere la contestualizzazione di Mascagni nel mondo a lui contemporaneo: si sono analizzate le sue opere di per sé, in relazione ai libretti e alla fortuna o sfortuna sulle scene, ma non leggendole nel contesto artistico internazionale di cui Mascagni era uno dei protagonisti. In questo contesto, ben venga allora il bel sasso che Fulvio Venturi scaglia nella palude degli studi mascagnani: un libro che finalmente riferisce una biografia aggiornata e che ricolloca il musicista nel suo contesto storico, ricostruendo il tessuto che lo legava alla sua città natale, grazie al reticolo offerto da una gran mole di documenti preziosi. Scrivere su Mascagni e Livorno non è operazione campanilistica né tantomeno provinciale: Livorno fu per il compositore il porto sicuro a cui far ritorno in tutte le fasi della vita, mantenendo sempre vivi i rapporti musicali, professionali e amicali. La ricerca di Venturi porta così in luce uno spaccato dettagliato del contesto politico, sociale e culturale della Livorno in cui visse Mascagni, evidenziandone le relazioni con gli artisti dell’epoca. La lente di Venturi ci focalizza particolari biografici inediti o rimasti nelle pieghe, restituendoci un rapporto fra Mascagni e Livorno spesso burrascoso ma denso di sviluppi artistici e umani. In sostanza, questo volume viene a colmare una lacuna importante della non vasta bibliografia mascagnana. Il lavoro di Venturi arricchisce il campo storiografico lasciandoci una biografia basata sui documenti, una ricostruzione dettagliata del lavoro di Mascagni a Livorno e uno spaccato del tessuto culturale della città a cavallo dei due secoli”.
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Ne 'La cattedrale nel mare' la nostra felicità sta nel raggiungere, non con le nostre forze ma in modo misericorde e gratuito, una consapevolezza della propria identità, un significato che illumini l’esistenza e dia senso anche alle piccole cose, liete o tristi che siano. La ricerca della felicità anima tutti i personaggi di questo romanzo secondo percorsi diversi eppure convergenti, su piani apparentemente incompatibili eppure capaci d’intersecarsi. La ricerca implica l’esistenza del Mistero da ritrovare: la capacità di aprire gli occhi dell’anima e vedere laddove altri non vedono è un grande dono. Che poi si riconosca quell’Avvenimento capace di cambiare la propria vita radicalmente e condurla a piena realizzazione o che si chiudano ostinatamente gli occhi per non accettare quanto essi vedono, è nella libertà di ognuno. Tre uomini profondamente diversi: un critico teatrale, un costruttore di cattedrali e un vedovo pensionato, uniti da un invincibile bisogno di realizzazione e felicità, vivono avventure affascinanti tra Francia, Italia, Germania, Olanda e Cile, mossi da un destino che si manifesta loro attraverso presenze reali o immaginifiche inviate a provocare quell’incontro, quel cambiamento radicale dell’esistenza che chiamiamo Avvenimento. Ma non meno importanti sono le presenze femminili, quelle che sono loro a fianco e quelle che incontrano: ognuna porta in sé, con linguaggi diversi, la voce dello Spirito e ne è, più o meno coscientemente, testimone e portavoce. Sarà proprio da questa complessa e conflittuale dialettica che ognuno si troverà costretto a scegliere e a fare i conti con un “libero arbitrio” che non è mai una facile scappatoia alle proprie responsabilità. Nulla in queste pagine è come appare, tutto rimanda ad Altro e al supremo abbandono, ad una volontà diversa da noi, operante per renderci pienamente felici.
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Hazel, archeologa impacciata e rassegnata a vivere nel suo guscio grigio, scopre all’improvviso di essere la custode di un’entità impareggiabile che trascende il Tempo: l’Anima Alcyone, ultima figlia di Logos. Tutte le sue convinzioni vengono fatte a pezzi. Nulla di ciò che credeva essere reale potrebbe esserlo davvero. Anche la sua identità viene messa in discussione. Così, fuggendo dai Raven Reapers attraverso un portale inter-dimensionale, si ritroverà a doversi lasciare alle spalle tutto il suo passato insieme ai suoi sogni.
Catapultata in un nuovo mondo dove non riconoscerà più sé stessa, inizierà un viaggio alla ricerca della verità e di un modo per liberare il Multiverso dagli Arconti, i figli di tenebra di Logos, fratelli oscuri delle Anime. Una ragazza dagli occhi da rettile, divisa fra due mondi, prende per mano l’amore e combatte per la salvezza del destino di tutto il Multiverso.
Primo volume di una trilogia science fantasy ricca di ironia e colpi di scena, Logos è ambientato fra la Roma moderna e il pianeta Nethya.
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Patens Dei Gloriae: 18 Luglio 2010, in una chiesa dove entra, per caso, in occasione di un matrimonio, una porta murata di una cappella ed una targa in latino dal contenuto inquietante “Patens Dei Gloriae praeclusa hominis peccato” attira la curiosità del protagonista di questa storia. Inizia così per lui una interminabile settimana durante la quale un anziano sacrestano racconterà, durante le ore di chiusura della chiesa, la drammatica storia di quella porta e di quella targa. Fantasmi del passato tornano a popolare la chiesa e la canonica rimandando ad una Livorno degli anni ’30 evocati dalle parole del sacrestano fino a svelare vittime e carnefici della vicenda. Ma quando tutto sembra chiarito, un colpo di scena farà saltare le certezze acquisite mettendo tutto in discussione.
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Libro postumo in uscita a breve, abbiamo deciso di pubblicare 'Lettere per un addio', romanzo epistolare, non solo per rendere omaggio ad una autrice che ha pubblicato con noi il romanzo l’Emporio, ma perché riteniamo Lettere per un addio straordinariamente attuale. In un’epoca nella quale mail e WhatsApp determinano la comunicazione tra persone di tutte le età, riassaporare il piacere di un carteggio epistolare, con i suoi tempi e le sue dinamiche, diventa un prezioso strumento per approfondire le evoluzioni dei sentimenti e il piacere della narrazione. Con queste lettere ripercorriamo un tratto della vita dei due protagonisti cogliendo nelle allusioni, quasi mai esplicite, un passato importante che né il tempo né la lontananza hanno saputo obliare. Talvolta si tratta di lunghe riflessioni e racconti del vissuto, talaltra di semplici interazioni emozionali ma sempre appare nitido il valore che entrambi attribuiscono ai sentimenti e l’importanza di una complicità e di una intesa fondata su solide basi. Maria Pia Oelker ci lascia, inconsapevolmente, una importante eredità: fissati sulla carta, quei pensieri e quelle narrazioni si fanno storia, non solo dei destinatari ma anche di quel mondo che attraversano e che interagisce con loro. Fermano, quasi fotograficamente, un tempo e dei luoghi destinati a cambiare e in questo modo consacrano ai posteri, laddove dovessero venirne in possesso, una tranche de vie che resterà a futura memoria con tutte le emozioni che contiene.
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La magia nelle parole. Da sempre il “fantastico” è un universo parallelo al reale che funge da luogo dove il reale si specchia per ricoprire e riscoprirsi. Ben lo sa la nostra Autrice che ad esso rivolge le sue attenzioni per “raccontare” ciò che la memoria ha perso in una progressiva e inarrestabile deriva. Deriva che l’ha portata lontano dalle sue radici per condurla in un alienante eterno presente dove tutto vive e si esaurisce nell’attimo che si sta vivendo. Questi racconti che Emilia Bigiani ci propone vogliono essere un cammino a ritroso alla scoperta, o meglio alla ri-scoperta, di ciò che davvero ci appartiene e che costituisce il senso vero dell’esistenza. Il sapiente uso della fabula vuol essere un escamotage per restituire alla fantasia quella libertà che le permette di riappropriarsi di quei valori etici, sociali e morali che sono andati via via opacizzandosi. La parola - e la magia che contiene - diventa così veicolo di una narrazione densa di suggestioni e di emozioni che ci porta in luoghi e tempi diversi facendoci incontrare figure archetipiche. Sono loro, con le loro storie, che ci invitano a riprenderci il primato sulle cose effimere che ci vengono millantate come “necessarie” alla nostra esistenza.