Tra storia e sogni – Guareschi il monarchico
«Perché sono monarchico? Per ragioni storiche, per ragioni sentimentali, per ragioni pratiche. Per me, un Presidente di Repubblica è sempre una persona espressa da un partito e non riuscirò mai a considerarlo al di sopra delle parti…Non potrò mai ascoltare la sua voce come quella della Patria».
Giovannino Guareschi, dopo quella cattolica, era di fede monarchica.
Nelle sue opere, infatti, esalta spesso la figura del Re come necessario punto di riferimento per tutti gli italiani, indispensabile per superare le rivalità e le divisioni seguite alla guerra civile nel passaggio alla democrazia. Colpisce la devozione alla causa realista dello scrittore padano, ereditata dalla madre e rivelata, in particolare, in un momento cruciale, tragico per la sua vita (l’internamento in un lager tedesco) e che Giovannino avrebbe mantenuto sempre salda e fino alla morte.
Nei suoi numerosi racconti ambientati nella Bassa padana, lungo il fiume Po, Guareschi descrive le semplici storie di vita quotidiana nell’Italia del Secondo dopoguerra: piccoli affreschi di un’Italia che non c’è più, ricca di valori e legata fortemente alle proprie tradizioni anche e, soprattutto, a quelle incarnate dalla Dinastia sabauda che l’aveva resa unita e indipendente. Famiglia, comunità, legami civili e legami religiosi: questi i baluardi contro il modernismo, religioso o civile che fosse.
Questa antologia, curata da Franco Ceccarelli e Emiliano Procucci, intende riproporre in modo organico e integrale i suoi scritti così come ci sono pervenuti perché ognuno possa leggerli, e interpretarli, come gli detta il cuore.
Nessuna nostalgia, nessun secondo fine, solo il desiderio di aggiungere anche questo tassello ad una figura eccellente com’è quella di Giovannino Guareschi, ingiustamente messo ai margini della grande letteratura italiana, denigrato dalla critica ma amato immensamente dai lettori di tutte le latitudini del mondo.

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