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  • “Ecco finalmente un sasso, un sasso ben levigato e strutturato, che viene fatto cadere nelle acque stagnanti e impigrite della storiografia mascagnana. (…) Mancano oggi all’appello molte tessere del mosaico mascagnano: la già lamentata assenza di un’edizione critica completa delle opere trascina con sé l’esecuzione e l’incisione discografica di molti titoli e lavori oggi rarissimi o conosciuti solo tramite interpretazioni imperfette. (…) È mancata in genere la contestualizzazione di Mascagni nel mondo a lui contemporaneo: si sono analizzate le sue opere di per sé, in relazione ai libretti e alla fortuna o sfortuna sulle scene, ma non leggendole nel contesto artistico internazionale di cui Mascagni era uno dei protagonisti. In questo contesto, ben venga allora il bel sasso che Fulvio Venturi scaglia nella palude degli studi mascagnani: un libro che finalmente riferisce una biografia aggiornata e che ricolloca il musicista nel suo contesto storico, ricostruendo il tessuto che lo legava alla sua città natale, grazie al reticolo offerto da una gran mole di documenti preziosi. Scrivere su Mascagni e Livorno non è operazione campanilistica né tantomeno provinciale: Livorno fu per il compositore il porto sicuro a cui far ritorno in tutte le fasi della vita, mantenendo sempre vivi i rapporti musicali, professionali e amicali. La ricerca di Venturi porta così in luce uno spaccato dettagliato del contesto politico, sociale e culturale della Livorno in cui visse Mascagni, evidenziandone le relazioni con gli artisti dell’epoca. La lente di Venturi ci focalizza particolari biografici inediti o rimasti nelle pieghe, restituendoci un rapporto fra Mascagni e Livorno spesso burrascoso ma denso di sviluppi artistici e umani. In sostanza, questo volume viene a colmare una lacuna importante della non vasta bibliografia mascagnana. Il lavoro di Venturi arricchisce il campo storiografico lasciandoci una biografia basata sui documenti, una ricostruzione dettagliata del lavoro di Mascagni a Livorno e uno spaccato del tessuto culturale della città a cavallo dei due secoli”.
  • Dilegua o notte

    Marcello Lippi 15,00
    Dilegua o notte: “Può qualcosa sopravvivere alla morte della bellezza?” Da questo interrogativo che esprime a fondo il turbamento di Giacomo Puccini nel non saper come concludere la sua ultima opera, prende anima un racconto a due piani, romanzo e non biografia, e per questo storia assolutamente vera. Da un lato l’avventura di uno scrittore inviato a Bruxelles dalla casa editrice per scrivere la biografia di una celebre cantante e coinvolto in incontri e avvenimenti sorprendenti, dall’altro il dialogo tra il maestro Puccini e un amico, dialogo intimo e profondo che svela l’anima di entrambi. L’Immortale si fa carne, agisce nel reale, le storie s’intrecciano e intersecano, i personaggi si scoprono sempre diversi dal previsto sorprendendo il lettore in un gioco di svelamenti progressivi. La narrazione dà spazio a eventi incalzanti e spiazzanti come pure alle riflessioni del Maestro lucchese e scorre su questi due piani alla ricerca di una bellezza che nasce proprio dalla certezza che il tempo può essere vinto se la realtà si fa porta e passaggio all’immortalità. Un romanzo pieno di musica e di bellezza, avvincente e profondo nello stesso tempo; un percorso dall’insoddisfazione alla felicità, nella speranza che anche il lettore si senta coinvolto in una metamorfosi radicale, vivendo ogni giorno nella pienezza di una vita ricca di significato.
  • Andavamo con Dio e tornavamo al tramonto

    Alessandro Gnocchi 18,00
    Andavamo con Dio e tornavamo al tramonto "So bene quando un libro è finito. Un po' di mestiere e un briciolo di intimità con la scrittura mi fanno comprendere quando si è giunti sul confine che qualsiasi scritto porta dentro la propria anima fin dal principio. Queste scorribande nel Mondo piccolo di Guareschi si concludono dunque là dove si parla della clausura d'amore e ogni altra parola sarebbe stata un passo oltre il limite entro cui invece trova vita e significato. Guareschi con il suo bravo filo d'erba in bocca, guardava le storie salire dall'acqua danzando al comando del maestro Verdi. E, intanto, tendeva l'orecchio alla musica familiare del Peppino di quelle parti, che somiglia tanto da vicino alla sua scrittura. Larga e immensa come il Grande Fiume, quando si gonfia e trabocca oltre gli argini per portare distruzione e morte a concimare la vita." Alessandro Gnocchi
  • La maschera di Belial

    Enrico Zàrin 15,00
    La maschera di Belial. Il terzo racconto che ha come protagonista la Detective Marvel e La Maschera di Belial, un thriller carico di adrenalina dove passato e presente convergono e nel quale tutti i protagonisti hanno un segreto da custodire. Saremo trasportati in una dimensione fuori dal tempo e dallo spazio e scopriremo quanto è facile trovarsi a pochi passi dall'abisso della follia. Nel regno del mistero, permeato da un'antica leggenda sui lupi della montagna. Biografia Autore Enrico Zàrin, dj e speaker di Radio104, è nato a Savona e ha già al suo attivo il romanzo Radiomania (2018), Depredator (2019) e La notte del predatore (2021). Per lui la musica è emozione e il ritmo dei suoi racconti si fondono con quelli della dance-music . La sua pagina Fb con contenuti speciali riservati all'attività di scrittore è Zarin Dj & Writer ma anche sul suo profilo è possibile interagire e trovare una vasta documentazione fotografica inerente la sua vita professionale e le pubblicazioni.
  • C'era una volta la TV 1954-1975 l'aurora della TV. Lo scorso 3 gennaio 2024 si è celebrato l'anniversario dei 70 anni dell'inaugurazione ufficiale delle trasmissioni televisive in Italia, un'occasione per considerare quanta strada ha fatto la "scatola" a partire dalle undici del mattino di quella domenica invernale in cui 15.000 televisori, soprattutto nel Nord, si accesero. (...) Questo libro nasce ovviamente con un altro intento: selezionare e ricordare le trasmissioni considerate, a mio avviso, significative di un periodo che va dalla nascita della tv fino alla riforma della Rai del 1975. Insomma, la fase aurorale del mezzo televisivo. Tramite le notizie, le descrizioni, i dati, le analisi, perfino le valutazioni soggettive, si cercherà di identificare e raccontare le trasmissioni e i personaggi capostipiti che rappresentano la storia televisiva italiana e hanno lasciato negli anni seguenti un'eredità viva. Il periodo 1954-1975 lo si può paragonare a un grande e operoso laboratorio dove si sono sperimentati stili, linguaggi, metodi, formule, caratteristiche senza le quali la tv attuale non sarebbe stata possibile. Ho cercato di riassestare un po' le cose, soprattutto di attribuire a persone finite nell'oblio il giusto tributo, magari con una vena di polemica nei confronti delle politiche aziendali della Rai. Tra queste persone ci sono i pionieri di trasmissioni la cui paternità oggi viene attribuita a chi è giunto molto dopo e si è preso un merito che andrebbe perlomeno condiviso. L'autore Intellettuale eclettico e curioso Marco Vignolo Gargini, laureato in filosofia, attore di prosa, regista, saggista (Oscar Wilde il critico artista, 2007; Nietzsche e gravità, 1985; Il mito e la favola (1989), Le poète de sept ans, all'intero del volume II di Cahiers de litterature française, 2005), traduttore dall'inglese e dal francese di opere di Shakespeare, Wilde, Poe, Rimbaud, Baudelaire, ecc è anche autore di romanzi e raccolte di racconti: Bela Lugosi è morto! (1998), Spunti di vita (1998), Una memorabile amnesia (2000), Il sorriso di Atlantide (2002), Il grande Alessandro (2003), Corpo (2007). Consulente per case editrici, ha messo a disposizione le proprie esperienze culturali anche nella formazione dei giovani nei centri di accoglienza.
  • Emanuele Rinaldi. Vita di un commissario di polizia fedele e anomalo servitore del Paese. Da un letto di ospedale dove il commissario di polizia Emanuele Rinaldi è ricoverato dopo un conflitto a fuoco con dei rapinatori, si dipana il racconto della sua vita dedicato al figlio che lo veglia al capezzale. In realtà quel raccontarsi è una sorta di viaggio nella propria storia e in quella dell’Italia degli anno ‘90, nei valori nei quali ha profondamente creduto, lui “fedele e anomalo servitore del Paese”, e un confronto, lucido e spietato, con una realtà che spesso si è mostrata lontana da ciò che sperava. Al contempo, è un omaggio a quei sentimenti profondi che lo hanno accompagnato anche nei momenti più difficili: l’amicizia, l’amore, la gratitudine, il rispetto, il perdono, dati con generosità e ricevuti con identica spontaneità da coloro che, avendolo compreso, gli sono restati accanto nella vita privata come nel lavoro. Sono pagine intense quelle che l’autore ci propone, pur tuttavia attraversate da un’ironia sottile e da un’infinita voglia di regalare al lettore motivi di speranza nella convinzione per nulla romantica che la vita è bella e merita di essere vissuta appieno.
  • Pezzi di cuoio

    Simone Falorni 12,00
    Edoardo Pellegrino, alle soglie dei quarant’anni, vive serenamente la sua superficialità galleggiando nel Comprensorio del Cuoio, insieme di piccoli comuni della provincia pisana noti per gli “odori”, che siano di pelle conciata o di tartufo bianco. È un single convinto, ama la sua moto, il buon vino e, a modo suo, le donne. Tutti i comportamenti di Edoardo sono finalizzati a un unico obiettivo: limitare al minimo ogni forma di responsabilità. Architetto come formazione, si rifugia a lavorare nella rivista culturale cittadina “Cuore” dove sfrutta il suo sarcasmo innato e la sua buona mano facendo il vignettista e curando il sito web. Il fondatore della rivista, l’enigmatico Diego, e il capo redattore, il passionario Fulvio, sono suoi amici d’infanzia. Nulla sembra turbare la vita tranquilla che Edoardo si è scelto. Il destino vuole, però che, a causa di un malore, Fulvio non possa recarsi in Chiapas per un servizio sugli zapatisti e Diego, promettendo una mini vacanza a Playa del Carmen, convince Edoardo a partire. Inizia l’avventura che porterà Edoardo, contro la sua volontà, ad affrontare situazioni per lui impensabili. Riuscirà questa storia a cambiare Edoardo o rimarrà il solito “surfista” della vita? La domanda rimane aperta e il finale, naturalmente, è a sorpresa.
  • Giacomo Puccini – Gloria e Tormento

    Rossella Martina 18,00
    Giacomo Puccini - Gloria e Tormento La vita di Giacomo Puccini è un romanzo. Un romanzo che può essere scritto grazie ad una fonte diretta formidabile di notizie vere, di fatti, di stati d'animo e accadimenti che sono le lettere che Puccini scriveva e riceveva. Ne sono state rinvenute più di diecimila, molte migliaia sono state pubblicate, altre si trovano nei vari archivi, altre ancora sono da scoprire. Lasciando proprio la parola alla sua corrispondenza (analizzata per la prima volta dallo sguardo di una donna, da sempre appassionata di Puccini) il romanzo della vita del Maestro si esplica in tutta la sua grandezza: glorioso, drammatico, appassionato, lacerante.
  • Ora che tutto sembra volgere con una cer­­ta equità alla sua fine, sediamoci qualche istante a parlare come due vec­chi amici che stanno per separarsi. Come è consue­tudine nei mo­menti in cui la fiaba si con­­giunge alla realtà in un viluppo di sovrapposizioni che alla lunga non si sa più se appartengano all’una o all’altra, la disposi­zione naturale delle cose è quella giusta. La fiam­­ma del camino arde e con im­prevedibili guiz­zi accen­de e spegne bagliori sui nostri volti. L’ora, che il pendolo scan­di­sce con simmetrica o­scillazio­ne di qua di là, si appre­­sta a essere significata con il massimo dei rintocchi che le sono assegnabili. L’a­nimo è predisposto come un vesti­to con risvolto sfoderato alla funzione del rammendo. E, come at­teso, il gatto, che con l’inna­ta a­gilità ne segue tutti i movimenti, si desterà al momen­to opportuno fingendo non­­curanza (è questo il culmine del­la sua apparente indo­lenza) e cercherà un altro posto do­ve proseguire l’ascolto…” Un romanzo che imprigiona la mente portandola in luoghi reali che sembrano fantastici e in fantastiche avventure che sembrano reali. La storia, ricca di eventi e di colpi di scena, talvolta sembra solo un pretesto per consentire all’Autore di perdersi in considerazioni profonde affrontate con ironia e leggerezza e indurre il lettore a seguirlo in cerca di un confronto o un dialogo nel quale, più che cercare conferme, apre le porte agli sconfinati mondi della mente e dello spirito per invitare a superare ogni pregiudiziale inibizione e trovare, finalmente, quella libertà del pensiero che è fonte di saggezza e felicità.
  • Note di Passaggio - Osservazioni incidentali su alcune musiche del XX secolo

    Scritto da un compositore su altri compositori, è un testo che si apre fin da subito a un dialogo espressivo con il lettore. Ciò che lo contraddistingue è un afflato comunicativo, un tendere verso l’ascolto, un invitare al suono. La messa in evidenza dell’aspetto percettivo, senza rinunciare alla sapienza tecnica e al rigore formale, è ciò che guida l’Autore in queste riflessioni che da una parte hanno il carattere dello studio e dall’altra il richiamare costantemente al risultato sonoro. Non un’algida analisi fine a sé stessa, al massimo utile al ristretto cerchio degli addetti ai lavori, ma un’indagine sulla materia sonora e sulla sua capacità di coinvolgimento espressivo. Quello di Simoni è uno sguardo di sbieco, una prospettiva deviante rispetto a quella, a tutto fuoco, dell’analisi accademica, descrittiva e autoreferenziale. Questo libro è stato scritto con l’occhio del compositore attento al suono, con la curiosità di indagare il processo poietico di alcuni linguaggi. L’utilizzo di alcune immagini extra-musicali può aiutare in una rilettura di alcuni brani di autori famosi da un angolo diverso da quello strettamente tecnico. (Dalla prefazione di Renzo Cresti)
  • La bottega della liutaia

    Pietro Mascagni 15,00
    La bottega della liutaia L’amore “tossico” non coinvolge solo le donne; il protagonista di questo romanzo ne è così profondamente coinvolto da perdere il senso della realtà e da mettere in gioco la sua professione e le possibilità di carriera ad essa collegata. A fare da cornice a questa storia, Livorno con il suo porto ed il commercio marittimo che apre scenari e rapporti internazionali ma anche inevitabili realtà locali che guardano, e giudicano, spesso solo ciò che fanno gli altri. Ma per fortuna, per Tommaso, il protagonista del romanzo, qualcuno vuole il suo bene ed è disposto a mettersi in gioco e a mettere in gioco gli affetti più cari. Un “romance” che certamente piace alle donne per le tematiche che propone e per la grande attenzione che l’autore rivolge al mondo femminile senza indulgere in facili adulazioni, ma dimostrando che c’è qualcosa che anche agli uomini, mettendo in discussione le loro granitiche certezze di “sesso forte” e mostrando quel lato della personalità che spesso vengono sottovalutati e ignorati per pudore o per luoghi comuni difficili a morire. Sullo sfondo, il golf con le sue regole e il violino la cui armonia esige una straordinaria sensibilità in grado di misurarsi anche nella complessa articolazione delle sue parti, ognuna delle quali deve essere eseguita con la massima accuratezza l’assemblaggio per garantire la qualità musicale. “…il liutaio sa bene che non è sufficiente rifarsi un’oltremodo alle regole e alle tradizioni costruttive dettate nei tempi dai padri e figli, da maestro ad allievo. Ma deve sapere anche che non basta studiare i disegni e ripetere con certosina precisione le misure delle sommità delle sue volute, delle chiavi dei fori e delle singole parti tutte del violino. La qualità musicale dello strumento è legata a minutissimi particolari che le esperienze personali possono suggerire alla maestria del costruttore, e sono proprio quei dettagli che, come una volta disse il mio primo maestro, fanno la differenza. Occorre qualcosa in più. Occorre quel “qualcosa” che vada oltre e miri alla perfezione. Occorre che nel solco del legno scavato dalle sue mani nascano capolavori unici i violini costruiti dai famosi liutai cremonesi nel Seicento e Settecento…”
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