Tatooniee
Claudia De Nicola
Il sole si abbatte cocente sull’arida terra delle Sabbie Ocra, i cui granelli vengono leggermente smossi dal vento che spira da ovest. Osservo un geco arrampicarsi abilmente sul tronco dell’albero sotto cui mi sono riparata. La cima di questa punta rocciosa è perfetta per osservare il deserto, che si estende fin oltre l’orizzonte. Tra le mani stringo una pergamena di buona qualità che riporta la mappa delle Lande, undici piccoli territori che sono il mondo in cui viviamo. Le leggende narrano che al di là del Mare Cobalto, che bagna le sette regioni più estese, si trovi l’Isola degli Spiriti, luogo di origine di tutti gli Spiriti Guida. Qui nelle Lande, gli Spiriti Guida si legano a un Padrone quando ne riconoscono il valore. Il Link che li unisce è fisicamente rappresentato dal Tatoo, un tatuaggio che raffigura la forma animale dello Spirito attraverso un’intricata danza di linee. Per questo, chi ha stretto il Link con uno Spirito viene chiamato Tatooniee. Quelli che, come me, non hanno ancora trovato il proprio Spirito Guida, sono conosciuti come Pelle Bianca. A causa di un terribile incidente provocato da un Tatooniee, molti abitanti del nostro villaggio rimasero uccisi, compreso il mio bisnonno. Da allora, il villaggio si dimostra ostile nei confronti di qualunque Tatooniee che capita qui, non che siano molti, in ogni caso. Il territorio delle Sabbie Ocra è caratterizzato dagli alti spuntoni di roccia rossastra che decorano il deserto; non è esattamente il luogo ideale per chi è in cerca di una nuova vita. Afferro uno dei sassolini vicino a me, lanciandolo sulla mappa. È un gioco che i bambini del villaggio amano fare: lanciano un sasso per scegliere in quale regione ambientare le loro fantasiose avventure. Il mio intento, invece, è scoprire dove mi porterà la vita. Come credono in molti, il Destino ha dei progetti per ognuno, ma spetta a noi decidere se seguire il sentiero che ha tracciato. A differenza degli altri abitanti, le storie sui Tatooniee mi hanno sempre affascinata, e sogno un giorno di poter incontrare il mio Spirito Guida. Questo piccolo gioco alimenta questa mia speranza ogni giorno di più: non importa come tiri il sassolino, né da quale distanza, né se nemmeno guardo la direzione del lancio; si fermerà sempre nello stesso punto. -Anja? Dove sei? - la voce di mia madre, portata dal vento, mi riporta alla realtà. Abbasso lo sguardo su di lei, intenta a fissarmi con espressione severa da sotto la mano con cui si ripara dal sole. Sospirando, ripiego la mappa nascondendola sotto la camicia leggera che indosso. Se dovesse trovarla, la getterebbe nel fuoco, come ha fatto con i libri che ero riuscita a prendere da un mercante vagabondo. Atterro sulla secca e dura terra dopo una rocambolesca discesa tutta appigli e massi pericolanti. -Per gli Dei, come hai ridotto i tuoi abiti. - mi spazza dai vestiti la polvere accumulata durante la mia breve arrampicata con le sopracciglia aggrottate. -Cosa stavi facendo là sopra? Sai che non voglio che tu vada in giro come una spericolata. - sbuffo infastidita, scostando le sue mani. -Stavo solo guardando il deserto. - -Che senso ha guardarlo tutte le mattine? I deserti non mutano in una notte. - -I viaggiatori raccontano di montagne diventate polvere in un giorno. - mi limito a replicare indispettita dal suo atteggiamento. Nessuno, qui al villaggio, ha mai apprezzato la mia passione per i misteri e le leggende. -I Pelle Bianca non hanno tempo da perdere per cercare avventure. Perché non puoi essere responsabile e ubbidiente come tua sorella? - -Oh, ma certo! La docile e perfetta Kya. - alzo gli occhi al cielo, frustrata. Possibile che mia madre non riesca a vedere in me delle virtù, oltre che difetti? Me ne vado, furiosa per il senso di inadeguatezza che si è impossessato del mio cuore. Ogni volta che discutiamo, mia madre deve per forza usare come esempio mia sorella maggiore.