Stregonerie di guerra

Alessia Vazzoler

Il regno di Karvelled era in guerra per difendere la propria esistenza. I sudditi del Re erano ormai rassegnati a subire le costanti angherie da parte dei Nadhrin, il ramo rinnegato degli Elfi, i quali costruivano le proprie città sotto il suolo di Karvelled senza regia autorizzazione ed eliminavano chiunque provasse ad ostacolare i lavori, senza distinguere tra contadini e ambasciatori. Il sovrano, cedendo alle pressioni degli aristocratici, aveva dichiarato ufficialmente guerra ai Nadhrin e schierato il proprio esercito, con la missione di porre fine alle loro intrusioni una volta per tutte, ma il nemico aveva reagito più duramente e scaltramente di quanto previsto, trasformando una triviale contesa territoriale in una logorante guerra di posizione, in cui le truppe reali erano in costante arretramento. Leimas, figlio del Primo Generale, era noto per il suo essere pusillanime. Si era reso ridicolo in un’infinità di occasioni, in quanto si nascondeva o si fingeva morto nella maggior parte delle battaglie, in quanto detestava combattere e in quello specifico frangente lo riteneva inutile. Aveva capito da tempo che l'esercito del Re non aveva alcuna speranza contro i Nadhrin, un popolo che attribuiva alla morte per spada un potere taumaturgico e che non attribuiva alcun valore alla vita in quanto tale. Suo padre, tuttavia, non si arrendeva all'evidenza: addossava la colpa alle armi scadenti importate da Earous, ai rigori dell’inverno, alla mancanza di nerbo dei giovani. L’uomo gli aveva donato un’antica scimitarra appartenente alla sua collezione personale, convinto che potesse aiutarlo a rinsaldare il coraggio. Leimas si era quasi sentito insultato dal regalo: la lama era visibilmente graffiata, i bordi non sembravano più così taglienti, l’elsa era priva di nota…tuttavia suo padre insisteva affinché la impugnasse nell’imminente sortita. Il ragazzo sospirò, osservando l'arma illuminata dai raggi lunari, in un angolo della sua tenda: il mattino dopo, essa sarebbe stata l'unico schermo fra lui e la morte, ma avrebbe evitato con tutte le sue risorse di ritrovarsi in quella situazione. Uno strano ghigno passò sul volto magro di Leimas: la sua mente, per quanto vile, aveva elaborato un piano. Suo padre, nonostante i precedenti, gli aveva assegnato una cinquantina di uomini da comandare: era davvero notevole, la fede incrollabile che quell'uomo nutriva nei suoi confronti, intatta dopo un numero indefinito di delusioni. Leimas, ancora sfiancato dalla notte passata a riflettere, osservava i soldati del nemico correre loro incontro, mentre i suoi lo fissavano nervosamente, attendendosi l’ordine di attaccare. I Nadhrin erano spaventosi: alti, dalla carnagione cadaverica e dalle armature nere, sembravano i servi di una qualche divinità del caos, più che esseri mortali. Leimas, in risposta al loro attacco, intendeva piantare la spada nel terreno e alzare le mani al cielo in segno di resa: ciò avrebbe costretto il Re a negoziare la pace con gli storici avversari, in base all’antico codice bellico, secondo cui tale gesto obbligava a sospendere momentaneamente le ostilità. Che cosa gli importava, in fin dei conti, se i Nadhrin costruivano una delle loro città sotterranee a Karvelled? Non valeva la pena sprecare centinaia di vite, al fine di impedirlo. Leimas, una volta che i Nadhrin furono abbastanza vicini da distinguerlo ma sufficientemente lontani da non costituire ancora un pericolo per i suoi uomini, fece la sua mossa ma…fu ignorato. I soldati di entrambe le fazioni, lanciando grida belluine, incominciarono a darsi battaglia, mentre Leimas, differentemente dal solito, era pietrificato dall’orrore e non era abbastanza lucido da individuare un modo per eludere il carnaio. Il ragazzo era ipnotizzato dal turbine nero che s'innalzava dal punto in cui aveva conficcato la scimitarra, udendo solo in parte, lontane e attutite, le grida disperate dei suoi soldati e le esclamazioni vittoriose nell'incomprensibile lingua dei Nâdhrin. Il turbine nero si dissolse improvvisamente, rivelando un alto soldato, che indossava un'antica armatura rossa istoriata con una scrittura incomprensibile, il cui volto coperto da un elmo elaborato, con un piccolo arsenale addosso. L’essere si inginocchiò di fronte a lui, sfoderando la spada e poggiandola ai suoi piedi, apparentemente ignaro della battaglia circostante. La scimitarra era sparita.

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2020-10-04T22:10:21+02:00 04 Ottobre 2020|

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