Malattia da reflusso
Fernando Camilleri
Bevo un bicchiere d’acqua, ma il fastidio non passa. Allora non ho un moscerino in gola e nemmeno un granello di polvere e nemmeno un pelucco del maglione e nemmeno un ragno che tesse una ragnatela per acchiappare i moscerini. Mi starà venendo il raffreddore o l’influenza suina o l’aviaria oppure la tubercolosi. Tossisco. Ecco, sì, sembra proprio tubercolosi. E ho questo dottore nuovo perché il vecchio s’è buttato dal balcone. Certo che sono davvero stressati i dottori di oggi! Ma poi, perché mai esistono studi medici al secondo piano? Dovrebbero metterli tutti al pianterreno per favorire i pazienti anziani e per evitare che i dottori decidano di imparare a volare proprio nel momento in cui arriva il mio turno di visita. Indosso la giacca, avvolgo la sciarpa attorno al collo, infilo i guanti di lana, ed esco di casa. L’aria è rumorosa di automobili. Dicono che spostarsi a piedi, alla mia età, sia un toccasana per la salute, ma respirare i gas di scarico della città, alla lunga, diventa pericoloso. Quindi, il fatto che il dottore nuovo si trovi più lontano da casa mia rispetto a quello vecchio potrebbe sì aiutarmi a ridurre il rischio di infarto o di diabete, ma anche causarmi un magnifico enfisema polmonare. Varco il portone spalancato, salgo le scale. Secondo piano. Anche il dottore nuovo sta al secondo piano; speriamo che non gli venga voglia di imitare i gabbiani prima di avermi visitato. Mi schiarisco la voce. «Buongiorno.» La segretaria smette di controllarsi il rossetto color amarena nello specchietto. «Sono Franco Caciotta, ho chiamato mezz’ora fa.» Mi scruta con gli occhioni neri. Abbassa lo sguardo e prende a trafficare con il telefonino. Mi schiarisco di nuovo la voce. «Grazie.» Perché le sedie sono tutte libere? Dove sono finiti gli altri pazienti? E dire che qui non si riceve per appuntamento, quindi le cose sono due: o questo medico è così 2 competente da far scoppiare di salute tutti i pazienti oppure è così scarso che li ha mandati tutti all’altro mondo. Scelgo il posto di fronte alla ragazza; se il dottore nuovo è bravo quanto è bella la sua segretaria, allora sono a posto. La porta si apre. Esce una vecchia col bastone. La segretaria stringe le labbra e si scatta una fotografia col telefonino. Mi alzo, entro, e richiudo la porta alle mie spalle. «Buongiorno, sono Franco Caciotta.» La gola pizzica. Il dottore nuovo, un giovincello alto come una gru edile, mi viene incontro. «Buongiorno Caciotta.» Mi porge la mano. Mi sfilo il guanto e gliela stringo; speriamo che se la sia disinfettata per bene dopo aver toccato la vecchia.