La danza delle Villi
Camilla Accornero
Harmonie. Così si chiamava. Era uno spirito della notte. Eternamente giovane e bella, vagava lungo le vie della città sino a raggiungere i pressi dei cimiteri o i crocevia, dove cessava di essere uno spirito dell’aria e diveniva visibile agli occhi umani. Elegante e leggiadra, Harmonie assumeva le fattezze di una donna incantevole; avvolta in vesti bianche di seta che le fasciavano i seni prosperosi e le curve voluttuose, seduceva gli uomini che incrociava lungo il suo cammino. Coloro che si imbattevano in tale creatura, di una bellezza tanto eterea da risultare irreale, erano costretti a danzare e ancora danzare, sino a che il cuore non scoppiava loro nel petto. Costretta a cedere ai propri istinti, Harmonie non poteva sottrarsi al richiamo delle brezze notturne, così come gli uomini non potevano resistere al suo sortilegio. Al pari di tutte le villi, anche lei era vittima della sua stessa natura. Le sue cugine diurne, le silfidi, volavano liberamente trasportate dai venti del giorno, governavano il cielo, poste sul monte più alto del mondo. La loro natura rimaneva sempre celata agli occhi degli uomini, poiché lievi si muovevano nel soffio del vento. Governatrici del cielo, veloci messaggere, si libravano nell’aria, risalivano le correnti, sfidavano le tempeste pur di raggiungere ogni essere vivente ed infondervi la loro energia vitale. Fisse in un istante senza tempo, la loro beltà non era soggetta a mutamenti, tant’è che rimanevano giovani ed eteree per centinaia e centinaia di anni. Nel corso delle loro lunghe vite, alcune sfidavano la sorte e assumevano la forma umana, abbandonando per qualche tempo la loro essenza elementale per ricadere nella contingenza e nell’afflizione della condizione umana. Ma nemmeno la forma umana scalfiva la loro bellezza, tant’è che molte di loro, scoperte dagli uomini, impauriti da questi esseri magnifici, davano loro fuoco, nella convinzione di liberare l’umanità dalla magia. E nella loro ignoranza non si rendevano conto di porre fine a vite innocenti, di giovani spiriti che non avrebbero più potuto aiutare quegli stessi uomini nella creatività. Non sarebbero più potute essere le loro muse.