L'officina dei racconti mai nati
Alessia Silla
Il vento di maestrale ululava impetuoso e la vecchia persiana della piccola bottega scricchiolava sotto le frustate ritmiche delle folate gelide. Era notte fonda. La luna piena illuminava fiocamente con la sua pallida luce le strade e i tetti, infiltrandosi fra le fessure delle finestre. Damien ignorava il gran baccano e continuava a lavorare nella sua bolla silenziosa. Le pareti di mattoni grezzi a vista erano tappezzate di utensili da fabbro, un grande tavolo centrale occupava gran parte della stanza dove si trovavano anche un'incudine e una fucina. Damien avvertì il solito richiamo fastidioso provenire dal forno, posò il pesante martello sul pavimento e si abbandonò su una sedia. Sospirò profondamente e dopo alcuni minuti andò verso la fucina dalla quale una voce di bambina iniziò a narrargli la storia di una principessa trasformata in drago da una strega. Aveva la possibilità di tornare umana soltanto nelle notti di luna crescente. Lo spirito della ragazza era stato rinchiuso in una gemma blu diventato il nucleo vitale del drago e soltanto il suo principe avrebbe potuto salvarla dalla sua condanna eterna... Damien era annoiato e stizzito dall'ennesima fiabetta romantica della giornata a base di magia, principesse, draghi e cavalieri. I suoi occhi blu lampeggiarono dentro la fucina. Si sistemò sul grande tavolo e afferrò un foglio della sua carta preferita e la sua penna speciale, “l'arma del mestiere”, una stilografica con la punta di diamante corvino, il fusto in legno bianco di Heniel che terminava con una lunga piuma nera proveniente da un'ala di sua madre. “Mi dispiace piccola, ma i lieto fine sono molto più rari di quello che credi...” Damien iniziò a scrivere con la sua penna piumata sulla carta ruvida e il suo sguardo si indurì. “Il principe fu convinto dalla strega, con un inganno, che la sua amata fosse stata divorata dal drago. Per cui si mise alla ricerca spasmodica della bestia in preda alla sete di vendetta. La principessa, terrorizzata, si nascose in una grotta ma l'infida strega informò immediatamente il principe. Alla principessa si rivelò fatale perché quando il principe la scovò fu in trappola. La uccise strappandole la gemma dal petto. Lei non ritrovò la sua forma umana neanche dopo la morte, condannata dal suo amore all'oblio di quella caverna umida, per l'eternità”.